
“Siamo tutti incredibilmente feriti”
Scrivo così su una pagina di appunti da una mostra alle ore 10 del giorno 10 nel mese 10.
Milano, signora elegante.
Anziana. Non in tono di disprezzo. Anziana, come chi ne sa non sai quante.
I capelli grigio asfalto, lunghe braccia di cemento, vesti di pregio per l’ora del tè. Milano, le sale da tè. I palazzi e il neoclassicismo, i giardini, i decori, camelia e rosa spina.
La guardavo dietro al finestrino grande di un tram, e la trovavo bellissima.
“Mentre noi ci preoccupiamo di apparire sempre al meglio,
gli artisti più veri, i più grandi creativi, accettano di
annegare nel proprio dolore”
L’ho riletta su quel tram, mentre scappavo dalla mostra all’Hangar in Bicocca.
THIS WILL NOT END WELL – me lo aveva pure detto.
Questo titolo ti dice “Guarda che io ti ho avvisato”. Ma tutta la concettualità, il tuo gran non saperne niente, quell’alone di mistero, non ti aveva preparato a tutto questo gran sentire.
Nan Goldin è una fotografa.
Una di quelle che non lo FA, Nan lo è. E, quando lo sei, usi la fotografia per potere parlare. E’ il tuo mezzo per poterti spiegare. Si, ma.. che cosa mi vuoi dire? Di tutto questo gran sentire.
Io, realmente, di questa fotografa non ne sapevo niente. Poi ti ritrovi a entrare in questa mostra, non come chi lo fa fisicamente, ma come ospiti, invitati speciali, col permesso di visitarti l’anima.
Prego, si accomodi, le mostro i miei mostri.
Non è possibile fare video o foto. Come non si può delle cose più intime. Ma ve ne voglio comunque parlare, perché – che sia per caso o fatalità – nel giorno 10 del mese 10, c’è una mostra che si fa inaugurare, mentre il mondo celebra la giornata dedicata alla malattia mentale.
Quella di cui non sempre si può parlare.
Nan ha vissuto la vita intensamente.
Pochi minuti, come dentro a un frullatore, per trovarci lo stesso comune denominatore:
dove lo metti tutto questo sentire?
Lo metto in un hangar.
Lo posso riempire.
C’è una serie dedicata agli amici transgender.
Diapositive impregnate di molte dipendenze.
Brevi istanti passati tra i bambini.
E, alla fine, Nan ti parla della sorella.
Malattia, morte, follia.
“Sarebbe stato meglio non sentire affatto”
Nan non l’ha detto, e io non ci ho parlato, ma ogni volta lo ritrovo. Il senso, il testo, il sottotono, di un pensiero che ho riletto in tutti. Tutte quelle persone che sentono così troppo. Tutte quelle fotografie, quegli attimi, i video, le musiche solo per lenire.
Cose fatte per dare un posto a tutto questo viscerale sentire.
Mi sono innamorata della sua Stendhal Syndrome, ho amato di più i miei figli dentro Fire Leap, scappando poi da Sisters, Saints, Sibyls.
Ho preso un tram per rivedere Milano, mentre su un foglio di quaderno leggevo:
“Che cos’è che stai facendo?”
“Sto portando a spasso i miei mostri
E mi illudo di domarli
Perché non possano più divorarmi”

“This Will Not End Well”, la retrospettiva dedicata a Nan Goldin, è aperta gratuitamente al pubblico al Pirelli HangarBicocca di Milano fino al 26 gennaio 2026.
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